Surrealist Art Zone By Pinina Podestà

Punti di vista

note critiche

 

Critica Emozionale di
"FemminArt" *

Pinina Podestà – Intima mea * Sviluppo cromatico della matassa di sensazioni che evolve dall’ideale alla forma, dal simbolo alla sostanza. Il surrealismo, da Magritte a Dalì allo stesso Picasso, cui l’opera di Pinina Podestà viene solitamente accostata per sua stessa ammissione, non esaurisce il dedalo delle connessioni fra introverso ed estroverso. Il surrealismo ghiaccia la materia, la scompone in iperboli fantastiche che sviano il significato per partito preso. Pinina viceversa arrotonda le spigolosità metaforiche adducendo come prova provata il suo sentire, il suo percepire le ambiguità delle dimensioni, come se si rifacesse alle conclamate matrici classiche dell’estroversione dell’io, cosa che il surrealismo non fa, chiuso ermeticamente nel suo no-sense. Per sviluppo cromatico è da intendere l’amalgama del colore umano, intimo, interiore che si esplica anche laddove le gabbie dell’ermetismo estremizzato vorrebbero negarne l’appartenenza. Ciò traspare anche, e non è un caso, dalla fotografia di Pinina, intesa questa quasi in senso cinematografico, ossia di composizione ante litteram della poetica su tela. Infatti, in “Una finestra sul cielo 3” cosa ritroviamo se non il surrealismo magrittiano delle nuvole capovolte? Eppure il senso stesso dello scatto, realista per antonomasia, ci riporta sulla terra del flusso interiore che genera la fotografia, quasi fosse impressionata con la mente per solo contatto, e Pinina ci impressiona con la mente e col cuore, sulla celluloide come sulla tela. Cos’è la penna-aratro che scava nel terreno per la semina delle idee, se non il profondo ottimismo striato di tintura calda, avvolgente, naturale dal quale spesso il surrealismo latita? E così le prospettive di stanze cronograficamente disadorne, gli stessi antri ciechi ma infiniti che ritroviamo nelle fotografie, si fanno plastiche rimembranze del pensiero positivo, gaudioso, rilassante che permea la figurazione di Pinina. E’ il successo di materia e significazione di quando l’interiorità non è vista solo come un buco nero senza fine nel quale l’inconscio gioca allo snowboard per suscitar valanghe, ma come un tessuto placido di sensitività ancestrali che buca lo schermo dell’osservazione ciarliera. Un’intimità proficua di cui, non piacerà a molti, la femminilità pare essere l’unica depositaria .
( 4/2010 )


" The Women in Green " di Francesca Santucci ( gennaio 2005 )

" Schiava " di Francesca Santucci ( dicembre 2003 )

"Lo specifico femminile nella pittura di Pinina Podesta' " di Francesca Santucci ( marzo 2003)

" I canti dell'anima " di Elio Salerno ( luglio 1995 )




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© Pinina Podestà

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